La banda del gobbo

La banda del gobboFinalmente sono riuscito a vedere anche “La banda del gobbo” e posso quindi portare avanti il progetto di recensioni dei poliziotteschi del filone romano, iniziato alcuni mesi fa con “Il trucido e lo sbirro”.

“La banda del gobbo” è un film del 1977, diretto da Umberto Lenzi, già regista di classici come “Milano odia: la polizia non può sparare”, “Roma a mano armata” e “Il trucido e lo sbirro”.

Tomas Milian diventa il vero mattatore della storia e del filone, arrivando a interpretare addirittura due personaggi, i gemelli Vincenzo e Sergio Marazzi, meglio conosciuti come “Il gobbo” e “Er Monnezza”. Il primo era già comparso, ma come personaggio di secondo piano e con la gobba a sinistra, invece che a destra, in “Roma a mano armata”, mentre il secondo era nato un anno prima in “Il trucido e lo sbirro”.
Monnezza si guadagna da vivere a Roma facendo un po’ di lavoretti, mentre il Gobbo è un malavitoso che torna nella capitale dopo un periodo di latitanza in Corsica e trova subito un gruppetto di “amici” pronto a aiutarlo a fare un colpo, ma anche pronto a tradirlo. Il gobbo però si salva e inizia la sua vendetta, con l’aiuto di un altra manica di loschi personaggi e anche con quello del fratello Monnezza.

In questo film viene sicuramente meno il realismo che caratterizzava altri episodi del filone, la storia a volte non regge e gli “errori” della polizia sembrano fin troppo grossolani, come quando arrestano una serie di gobbi che non c’entrano niente col protagonista, quando fanno scappare il Monnezza semplicemente lasciandolo andare al gabinetto, o quando il gobbo scappa con una macchina della polizia e alla radio finge di essere il commissario facendo sparire i posti di blocco che potrebbero ostacolargli la fuga. Anche il personaggio di spicco della “madama”, il commissario Sarti, ne risente, qui interpretato da un poco incisivo Pino Colizzi.

Il personaggio più profondo è invece il Gobbo, che nel corso della storia si mostra particolarmente aggressivo con tutto e tutti, e dedicando solo un po’ di attenzioni alla sua amica ex-prostituta Maria. L’obiettivo è quello di sottolineare la vita di un personaggio ai margini, deriso e umiliato e quindi in qualche modo “costretto” a passare dalla parte del torto. Anche il rapporto con il fratello Monnezza è caratterizzato da questo dualismo, in cui si alternano momenti di conflitto e spunti di affetto ricambiato. L’apice di questa connotazione del personaggio del Gobbo viene raggiunto nel monologo all’interno del locale “chic”, in cui Vincenzo racconta la sua storia e la sua situazione, attaccando i ricchi presenti. Impossibile, guardando questa scena, non ripensare in qualche modo al monologo che alcuni anni dopo vedrà protagonista Al Pacino in Scarface.

Sono indimenticabili le brutte facce che si vedono nel film, in particolare l’Albanese (Sal Borgese), Er Sogliola (Guido Leontini) e Carmine Ciacci (Nello Pazzafini), così come un paio di apparizioni “prestigiose” come quelle di Jimmy il Fenomeno all’interno del manicomio e di Solvy Stubing, funzionaria dell’ambasciata albanese e in passato seducente testimonial della birra (ricordate “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”?).

In questo film buona parte dei dialoghi dei protagonisti sono opera di Tomas Milian stesso e pare che per questo eccessivo turpiloquio ci sia stato uno scontro continuo con il regista che non lo gradiva troppo.

Bella e ben studiata la musica di Franco Micalizzi, che accompagna tutto il film.

Non è un capolavoro, ma sicuramente un punto di riferimento del genere e la consacrazione della classe di Tomas Milian.

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11 Risposte to “La banda del gobbo”

  1. Emma Woodhouse Says:

    -_-”’

  2. S.B. Says:

    eh certo, son filmoni !!😉

  3. christian Says:

    Adesso schifiamo i film italiani che trenta anni fa spesso riempivano le nostre sale ed erano fatti con un budget limitatissimo, pero’ corriamo a vedere i film americani fatti per riempire le loro sale e prodotti con budget stellari!🙂
    E poi almeno c’era del lavoro davvero su questi film, e non solo i nomi. La colonna sonora per esempio e’ bellissima e la si puo’ trovare in molti negozi online americani e di mezzo mondo. Dei film che si fanno oggi, voglio vedere cosa ci ricorderemo tra trent’anni, della musica tutta uguale poi…

  4. Emma Woodhouse Says:

    Allora visto che non guardo i filmoni americani e neanche quelli che si avvicinano di più al genere del tuo, american pie style, ribadisco:
    -__-”’
    Si film italiani d’annata, leggeri e divertentic e ne sono tanti, perché andare a rispolverare solo quelli volgari e demenziali.
    E non è per essere snob, perché ormai va di moda guardare alvaro vitali e dire che l’erotico anni ’70 è gran cinema.
    E’ che a me la volgarità gratuita non fa ridere, la storia è quella che è, lo dici tu stesso, quindi se l’unica cosa che si salva è la colonna sonora… comprerò il CD… e mi risparmio il film!

  5. christian Says:

    @Emma Woodhouse: film come questi non c’entrano nulla con alvaro vitali e l’erotico. Non sono commediole boccaccesca, ma sono anche un tentativo di raccontare un certo tipo di situazione sociale e in alcuni casi politica legata alla realta’ geografica di riferimento, in questo caso quella romana. Ci sono spunti interessantissimi legati al ruolo della polizia negli anni 70, alla cosiddetta teoria della “fascistizzazione” della societa’ provocata dall’esplosione della violenza in quegli anni. Penso anche ai richiami alla pena di morte e all’uso del carcere, alla degenerazione della carta stampata e dei media in genere. Ribadisco, quello era film che partiva dalla realta’ del momento, una realta’ che e’ difficile riscoprire e analizzare, tantomeno dai libri di storia e maggior ragione quando si parla di criminalita’ organizzata, collusione con la politica e terrorismo.
    Chiudo questa precisazione con una citazione di Gian Maria Volonte’, relativa al periodo:

    «Il mercato è invaso di cinema subculturale, che va dai film di karate al cittadino che si fa giustizia da sé, e che si traduce in un’azione tendente a fascistizzare il pubblico» (G.M. Volontè)

  6. EnricoLaTalpa Says:

    Concordo in gran parte. Aggiungerei un “solo” tra “non sono” e “commediole boccaccesche”. Inoltre, esemplificherei il genere (nel contesto del tuo commento) paragonandolo, non senza un pò di vergogna a farlo, a Dario Fo.

  7. christian Says:

    @EnricoLaTalpa: mah, secondo me sono comunque generi differenti, non vedo dove sia il boccaccesco nel poliziottesco, non ci sono figliole discinte, storie maliziose o altro. C’e’ il mattatore, il personaggio macchietta che emerge sugli altri, ma alla fine a me piacciono molto anche come “documenti”, e non soltanto come opere cinematografiche.
    E poi comunque ho scritto che li ritengo importanti per chi vuole approfondire il filone insieme al contesto sociale e culturale, non ho mai scritto che siano capolavori della cinematografia dai quali non si puo’ prescindere.🙂

  8. Giovanni Bonenti Says:

    @tutti: ragazzi, premesso che ognuno ci ha i suoi gusti, ognuno sul suo blog scrive quel che vuole. Se uno non vuole accettare un consiglio non lo faccia, ma mi sfugge l’utilità di dire “rispetto il tuo consiglio ma non lo accetto”.
    Tutti abbiamo dei pregiudizi (io ad esempio non ho mai sopportato Candy Candy e di conseguenza odio tutti gli shojo manga :-D), nessuno escluso, ma facendo così è come vantarsene.
    Tornando all’oggetto del post, ho visto “La banda del Gobbo” molti anni fa e, da fan del Tomas Milian alla “Monnezza” (personaggio che diventerà la sua maschera, anche se a volte travestito da “Nico er pirata”, lo sbirro coatto, in quasi tutte le pellicole successive), ero rimasto colpito dalla durezza quasi cruda del personaggio del gobbo.
    La scena del trapano elettrico, pur senza gli eccessi di tanti splatter movie successivi, è un pugno al basso ventre che influenzerà tonnellate di pellicole anche più blasonate nelgi anni successivi.
    Una menzione in più per Tomas Milian, che conferiva ai personaggi una mimica tale da accordarsi in maniera perfetta alla parlata “coatt” del suo doppiatore di fiducia, il compianto Ferruccio Amendola

  9. christian Says:

    @GiovanniBonenti: la scena del trapano dal dentista e’ geniale e ha colpito molto anche me! direi che e’ proprio perfetta per sottolineare ancora una volta il personaggio del gobbo, e personalmente preferisco il lato piu’ duro a quello troppo “buono” che ogni tanto traspare.🙂

  10. Mauci Says:

    Io, modestamente, ho il DVD originale di questo film.😉
    Quoto i tuoi giudizi positivi.

  11. christian Says:

    @Mauci: pure io, peccato sia come troppo spesso accade, povero di contenuti speciali!😉

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