Archive for the ‘cinema’ Category

Zelig

martedì 29 luglio 2008

Leonard Zelig: “Ho 12 anni. Vado alla sinagoga. Chiedo al rabbino qual è il significato della vita. Lui mi dice qual è il significato della vita. Ma me lo dice in ebraico. Io non lo capisco, l’ebraico. Lui chiede 600 dollari per darmi lezioni di ebraico.”

(Zelig)

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Riff-Raff: 1991-2008

mercoledì 25 giugno 2008

Di anni ne sono passati tanti, ma la situazione è sempre la stessa, quando non è peggiorata.

Larry: Can anyone explain to me why someone’s got to make a profit every time you boil a kettle, every time your kid has a drink of water or every time a pensioner has a warm by a gas fire?

La depressione poi…

Susan: Do you ever get depressed?
Steve: No, depressions are for the middle classes, the rest of us have got an early start in the morning.

Riff-Raff (1991)

Amore e bambini

venerdì 28 marzo 2008

Virgil: Dopo 15 minuti avevo capito di amarla per l’eternità, e dopo mezz’ora avevo completamente rinunciato all’idea di rubarle la borsetta.

Louise: Presto avremo un bambino.
Virgil: Scherzi?
Louise: No, avrò proprio un bambino: me l’ha detto il dottore… sarà il mio regalo per Natale!
Virgil: Ma a me bastava una cravatta!

Woody Allen, Prendi i soldi e scappa (1969)

Persepolis

giovedì 6 marzo 2008

Anche il film è bellissimo, come il fumetto, del resto. Ho sempre apprezzato tantissimo le storie di Marjane Satrapi pubblicate su Internazionale, e poi anche la raccolta completa di Persepolis. Andate a vederlo e portate con voi tanti amici, non ve ne pentirete. La resa del film è eccellente, un gioco di tratti in bianco e nero che riescono a trasmettere molto di più di tanti colori, che compaiono soltanto in alcune scene parigine. I volti dei personaggi sono poco più che abbozzati, ma così vivi e espressivi e le inquadrature spesso rievocano un espressionismo ricreato con luci e ombre. Un modo piacevolissimo, nel contempo triste e divertente, ma sempre profondo di scoprire la storia di una ragazza nel contesto della storia di un paese, l’Iran, ignorando tutte le sciocchezze che ci raccontano i media di regime ogni giorno.

Disordine

martedì 12 febbraio 2008

“La vittoria sarà di coloro che avranno saputo provocare il disordine senza amarlo.”

Guy Debord

Guy Debord

Sogni e delitti

mercoledì 6 febbraio 2008

Sogni e delitti - Woody AllenStasera ho visto l’ultimo film di Woody Allen e devo ammettere che mi ha sorpreso non poco.
Non mi aspettavo di trovare un film molto “di maniera”, oserei dire vecchio stile, in cui la storia e i personaggi sono semplici ma ben caratterizzati, e soprattutto in cui Woody Allen si “allontana” della storia e non ci delizia con gli sprazzi di comicità a cui spesso ci ha abituati.
“Sogni e delitti” non è un thriller e non ci sono neanche misteri da scoprire o grossi colpi di scena. Tutto si sviluppa a partire dalla “famiglia” e dalla trasfigurazione di alcune sue componenti, che piano piano si trasformano o si annientano nel fluire degli eventi e della tragedia. Parlo di tragedia proprio perché la tragedia greca compare in un dialogo del film, e perché soprattutto ci sono tanti ingredienti che me la fanno venire in mente: penso alla famiglia, al padre, alla madre, allo zio, e soprattutto ai fratelli, veri protagonisti di questa rappresentazione.

Ewan McGregor e Colin Farrell, due “attoroni”, sono due personaggi molto ben definiti, ma con pochi tratti, basati esclusivamente su quello che fanno o non fanno nella loro vita, in perenne ondeggiamento, un po’ come la barca che acquistano all’inizio della storia. Si muovono in una Londra molto presente, ma fotografata in modo ambiguo e forse emblematico: ponti, officine, pub, ristoranti eleganti, bische e corse dei cani. E poi c’è il mare.
Colpisce, perché inquietante e fatale, il personaggio interpretato da Hayley Atwell, attrice di teatro enigmatica e ambiziosa, vera musa ispiratrice per uno dei protagonisti, Ian.
Senza dilungarmi ulteriormente sulla storia e onde evitare troppi spoiler, non posso fare a meno di sottolineare come l’esito della tragedia sia da un certo punto in poi un po’ prevedibile, in pieno stile greco forse, in virtù del ripristino di una specie di ordine divino a cui l’uomo non può e non deve opporsi. In questo senso il personaggio di Terry rappresenta perfettamente la trasfigurazione dell’individuo e, una volta superata la soglia del non ritorno, l’ineluttabile corsa verso l’abisso, ma anche verso il ripristino di questo equilibrio.
Woody Allen dimostra di saper girare anche un film come questo e chiude la sua trilogia dedicata a Londra, iniziata con Match Point e poi proseguita con il divertente Scoop.

Adesso pare stia girando a Barcellona una commedia intitolata “Vicky Cristina Barcelona”, che vedrà anche il ritorno della sua attrice prediletta degli ultimi anni, Scarlett Johansson.

Dio esiste e ascolta i Leningrad Cowboys

martedì 5 febbraio 2008

Si’, esiste e abita da Feltrinelli. Non può essere stato che lui, il vecchio buongustaio, a farmi comparire davanti agli occhi, all’improvviso, in mezzo a una serie di vecchi film in bianco e nero, una copia del dvd del Total Balalaika Show! E questo domenica scorsa, solo pochi giorni dopo il mio post dedicato proprio ai Leningrad Cowboys!

Non mancherò di parlarvene più approfonditamente non appena me lo sarò rivisto con calma, insieme ai cinque corti di Kaurismaki che completano il dvd. Adesso che ho scoperto che Dio ha i miei stessi gusti, posso fare questo e altro!

Leningrad Cowboys - Total Balalaika Show

Leningrad Cowboys

martedì 29 gennaio 2008

Leggo il post della cara Emma, che mi ringrazia per averle fatto scoprire i mitici Leningrad. Mi pare il caso di dedicare un post “corposo” proprio a loro, i grandissimi Leningrad Cowboys, con i loro concerti spettacolo, i capelli “a unicorno”, le scarpe a punta, i vestiti e gli strumenti più sgargianti possibili, i trattori sovietici… e poi il loro repertorio che va dalle canzoni tradizionali alle cover più impensabili!

Mi ricorderò sempre di quando ho visto per la prima volta “Leningrad Cowboys go America”, il film del maestro Aki Kaurismaki che li vede protagonisti.

Ancora più indimenticabile la visione di “Total Balalaika Show”, concertone del 1993 in cui i Leningrad suonano nella piazza principale di Helsinki, insieme al Coro dell’Armata Rossa. Uniformi, trattori, schitarrate e duetti da urlo! E il tutto con 70mila persone intorno! Quando l’ho visto al cinema poi, sono morto ancora di più dal ridere, quasi ballando sulla poltroncina per tutte le due ore dello spettacolo.

Avrete riconosciuto anche la canzone, divenuta poi anche colonna sonora di uno spot Vodafone del 2006, uno di quelli della serie “Life is now”.

Per rendervi un po’ invidiosi di me, vi dirò che ho anche una splendida maglietta dei Leningrad, comprata online dal loro shop. Non posso rendervi felici annunciandovi le prossime date italiane del gruppo, perché al momento non sono previste, anche se potrebbero esserci novità in futuro.

Ecco un altro pezzone, “Those were the days”, dal Nokia Balalaika Show, nel 1994. Spettacolo assicurato, guardate che concentrato di personaggi allucinanti cantano sul palco, dai militari in uniforme, al cantante dei Leningrad, con ballerine pettinate a tema!

Chiudiamo con un pezzo che ho scoperto di recente, “Leningrad”, canzone malinconica e “glaciale”, con assoli nella neve e splendide immagini di repertorio dedicate appunto alla città. Un inno che chiede a gran voce la restituzione del nome di “Leningrad” per l’odierna San Pietroburgo.

So long, so very long, so long since I’ve seen my hometown
I’m coming home. Now I’m coming home.
I’m coming home. To the place I call my own.
You’re in my soul. I can’t explain how much you mean to me.
Long years, long trying years, away from home. I
n a foreign country. So strange, so very strange, it feels so strange.
To be back here again., Can’t wait to see
what happened to my friends, my family.
Oh no, They’ve gone and named my home St. Petersburg.
What’s going on? Where are all the friend I had.
It’s all wrong, I’m feeling lost like I just don’t belong.
Give me back, give me back my Leningrad.
No one, I blame no one, it’s no ones fault. That the times have changed.
Go on, Oh life goes on, I’ll carry on.
And turn a new page. Can’t wait to see what’s my fate, what’s my destiny.
Oh no, They’ve gone and named my home St. Petersburg.
What’s going on? Where are all the friend I had.
It’s all wrong, I’m feeling lost like I just don’t belong.
Give me back, give me back my Leningrad.

Bisogna esse’ rivoltosi, ragazzi

giovedì 17 gennaio 2008

BOZZONE: Bisogna esse’ rivoltosi ragazzi. Ci vole la dittatura de’ popolo.
BUIO: Mmhh
BOZZONE: Ci vorrebbe proprio la dittatura de’ popolo a anarchia.
BUIO: Ma l’è sempre una dittatura.
BOZZONE: Eh, l’è sempre una dittatura ma intanto si va avanti duemila anni, poi si vedrà.

Avevo promesso che sarei tornato a parlare di “Berlinguer ti voglio bene” e il dialogo di cui sopra, tratto dal film, mi pare proprio adatto al momento storico e alla situazione culturale e sociale di questi giorni.

Ne approfitto per ricordarvi dell’uscita del libro dedicato proprio al film, ai personaggi e ai luoghi in cui venne girato. Tempo fa ho avuto modo di vedere anche il documentario dedicato al trentennale e adesso mi leggo un po’ di curiosità che ancora non sapevo, su carta e sul sito dedicato al film e realizzato da alcuni cultori.

Non sono riuscito a trovare il video della scena da cui ho ripreso il dialogo di cui sopra, e allora per chiudere un’altra scena memorabile!

Ricomincio da tre

domenica 13 gennaio 2008

Ricomincio da treSerata di pioggia, ottima per un film e ne ho approfittato per rivedermi un classico, il primo film del grande Massimo Troisi, “Ricomincio da tre”.

Troisi è regista e protagonista del film, uscito nel 1981, nei panni di Gaetano.

Gaetano vive a Napoli in una famiglia alquanto strana, col padre sempre in attesa del “miracolo” che gli faccia ricrescere una mano e un fratello sempre “rinchiuso” tra il gabinetto e la galera. Questa situazione spinge Gaetano a dichiarare all’amico Lello (Lello Arena) la sua intenzione di ricominciare appunto “da tre”, e per questo si trasferisce a Firenze a casa di una zia, dove vivrà alcune situazioni che lo vedranno protagonista di episodi molto divertenti, come quello in cui accompagna l’amico americano Frank a “vendere la religione porta a porta”, e soprattutto a vivere l’amore con Marta.

Nel film Massimo Troisi mette in mostra tutta la sua bravura con le parole e con i gesti, riuscendo a costruire un bellissimo film in cui poter raccontare le sue storie e le sue riflessioni su tanti aspetti della vita e della società. Ovviamente il tutto nella sua lingua, il napoletano, e senza che questo aspetto ci crei troppe difficoltà nel comprendere quello che sta cercando di esprimere, ma anzi facendoci affezionare fin da subito alla sua mimica e all’efficacia del suo linguaggio.

Memorabili la scena in cui Troisi spiega la sua idea su San Francesco, o quella in cui cerca di convincere Robertino a uscire e a non farsi rinchiudere in manicomio dalla “mammina”. Sono splendide e molto poetiche, poi, le situazioni che caratterizzano il rapporto sentimentale con Marta, pieno di insicurezze e di involontari gesti di comicità.

Massimo Troisi non c’è più da oltre tredici anni, ma restano i suoi film e le sue storie, come questa che lo vide guadagnare per la prima volta anche una grande notorietà, un primo passo verso l’esplosione di simpatia e affetto che hanno caratterizzato sempre il suo legame con il pubblico.

Che faceva San Francesco? Parlava semp’ agli ucciell. Stive continuamente ‘int’i recchie’i sti povera bestie caa… si chille vulevan’ sta nu poco tranquill’, no, s’avevan’a sentì a San Francesco dint’e recchie! Non lo so? Cioè! Secondo me, gli uccelli nun’u suppurtavan’ cchiù, a San Francesco, eh! Appen’ o’ verevan’… “San Francesco”! ciuciu ciu! Tutt’ quant’ ca fuivan’ a copp’agli alberi, eh… Secondo me, guarda, pe’ colpa i’ San Francesco, è nata ‘a migrazione degli uccielli! Pecchè chill’ nun’u suppurtavan ‘o!