Archive for the ‘citazioni’ Category

Erich Mühsam

mercoledì 22 aprile 2009

Il gran male di cui l’umanità va liberata è la tendenza a compiacersi delle formule consacrate, che equivale poi alla mancanza di fiducia nella propria coscienza. Una volta emancipata dalla credenza cieca e passiva nelle formule, la sapienza dell’uomo potrà manifestarsi liberamente. Ma allora essa lotterà ancora per innalzarsi dalla scienza imparaticcia alla saggezza animata dalle pulsazioni della vita.

Erich Mühsam

Il verbo

lunedì 30 marzo 2009

Riporto dal blog di Alessandro Gilioli:

“Il presidente è a vita e rappresenta il partito, ne dirige il funzionamento e la linea politica e programmatica. Sceglie i 34 membri dell’ufficio di presidenza, sottoposti al voto del Congresso ma con una lista unica senza nomi alternativi. Convoca e presiede lo stesso ufficio di presidenza, la direzione e il consiglio nazionale. Ne stabilisce l’ordine del giorno, procede alle nomine degli organi del partito e assume le definitive decisioni.

Questo è lo Statuto del neonato Pdl: palesemente ispirato a quello del partito comunista nordcoreano, e del resto approvato con una maggioranza del 99,99 per cento (cinque no su oltre cinquemila votanti).”

I tempi ormai sono maturi per un bella graphic novel di Guy Delisle sull’Italia. Dopo Cina, Corea del Nord e Birmania, adesso tocca a noi!

Kim Il Sung

Kim Il Sung

(Foto di yeowatzupAlcuni diritti riservati)

Regole?

lunedì 8 settembre 2008

Ho seguito, in preda a un misto di piacere e rabbia, la puntata di stasera di Blu notte, in cui Carlo Lucarelli ha affrontato la “rivoluzione di Tangentopoli”. Continuo a scuotere la testa perplesso e sfiduciato, ripensando a quanto sembrino lontani quei momenti e a quanto poco sia cambiato (se non in peggio), e mi imbatto in queste parole, tratte dal nuovo libro di Gherardo Colombo. Le riporto qua, senza aggiungere altro.

“All’angolo di una via c’è una salumeria. Entra in negozio un vigile urbano, ha il compito, tra l’altro, di verificare la bilancia. Dopo alcune allusioni, mezze frasi, e occhiatine, il vigile esce con un paio di borse della spesa ricolme. Le ha avute gratis e in cambio non ha controllato nulla. Il negoziante può continuare a vendere la carta della confezione allo stesso prezzo del prosciutto. Due piani sopra, nello stesso edificio, una signora sta pagando l’idraulico che le ha appena aggiustato il rubinetto. “Se vuole la fattura sono centoventi euro, se non la vuole novanta, un piccolo sconto.” “Faccia senza fattura, non mi serve, grazie per lo sconto.” A due passi c’è l’ufficio delle imposte. Un distinto signore sta parlando con il funzionario a proposito di una presunta evasione. Dopo un po’, quando ha capito che non rifiuterà, gli fa scivolare tra le mani una busta piena di denaro. Ancora qualche scambio di battute, si stringono la mano e si salutano: l’evasione è scomparsa. Poco più in là c’è una banca. Entra un cliente, titolare di conto corrente. Saluta il cassiere, apre la valigetta che porta con sé e pone sul banco una serie di mazzette di banconote. Il cassiere, allertato dal direttore, gli suggerisce il sistema per depositarle sfuggendo ai controlli antiriciclaggio. Intanto nella stessa banca, negli uffici della dirigenza, si approva l’idea di suggerire ai clienti meno importanti l’acquisto di bond che diverranno presto carta straccia.

Due isolati più in là c’è il palazzo di giustizia (i lavori di sopraelevazione sono stati assegnati all’impresa che ha versato una cospicua tangente). Un avvocato e un giudice stanno mercanteggiando l’esito di un processo che riguarda persone potenti. Nelle prigioni vicine un altro avvocato millanta al cliente le sue entrature con il gip che segue il processo: “Sei messo male, ma la libertà è cosa fatta con un adeguato regalo al giudice”. Nel suo studio, un altro avvocato, riceve un nutrito “fondo spese” senza fattura, esentasse. Un paio di chilometri più in là, allo stadio, c’è la partita. L’arbitro fischia un rigore assai dubbio a favore della squadra di casa, dai cui dirigenti aveva ricevuto qualche giorno prima in riconoscimento della sua competenza un bell’orologio di marca. La sera, in un luogo appartato, l’esponente di un grande partito riceve una borsa dal dirigente dell’impresa capofila nella costruzione della metropolitana. Sono le tangenti meticolosamente raccolte fra tutte le società che partecipano ai lavori. Chi le riceve chiama al telefono i colleghi degli altri partiti che contano: “Ci vediamo domani”, e l’indomani il denaro viene spartito secondo tariffe prestabilite, un tanto ciascuno, a percentuale variata a seconda del peso politico. La sera tardi, in una strada di periferia, un distinto signore contratta le grazie di una ragazzina “importata” da un paese più povero con l’inganno e ridotta tramite violenza e minacce in condizioni non lontane dalla schiavitù.

La mattina seguente nell’ospedale civile vengono impiantate valvole cardiache che si dimostreranno difettose, il cui acquisto era stato accompagnato (anche quello) da tangenti. Frattanto alcuni medici di base prescrivono ai loro clienti esami dei quali non hanno bisogno, da effettuare in cliniche private con spese a carico della regione, o specialità di industrie farmaceutiche che già li hanno invitati al convegno – weekend tutto compreso per medico e famiglia – in una rinomata località balneare. In una caserma vicina il maresciallo della fureria si porta a casa, ben confezionato per essere conservato in freezer, un quarto di bue destinato alla mensa sottoufficiali, e nei locali del comando si perfezionano contratti d’acquisto per forniture di dubbia utilità, in cambio, anche qui, di un po’ di denaro contante. Tre strade più in là c’è un cantiere edile: bussa agli uffici l’ispettore del lavoro, dovrebbe controllare presenza e adeguatezza delle misure antinfortunistiche. Gli mettono in mano un elenco di oggetti (elmetti, cinture di sicurezza, scarpe antiscivolo) e una busta (di soldi), compila la sua certificazione di regolarità del cantiere e se ne va. All’istituto delle pensioni c’è qualcuno che falsifica i dati al computer di chi l’ha pregato (con obolo) di farlo apparire professionalmente più anziano di quello che è. Senza neanche chiedere un compenso, il medico di base rilascia su richiesta telefonica un certificato di malattia al dipendente pubblico che si è allungato un po’ le vacanze. Il titolare delle pompe funebri ha stabilito un accordo con gli infermieri dell’ospedale: un tot per la notizia in esclusiva di ogni decesso. Intanto il benzinaio ha apportato qualche modifica agli erogatori di carburante, per lucrare quasi impercettibili differenze di prezzo per litro, che diventeranno sommette alla fine della settimana; i sottoufficiali della polizia tributaria sono addolciti dalla solita busta e il loro controllo dei conti della grande compagnia darà risultati del tutto regolari. La marca del cibo alla mensa scolastica è scelta in cambio di soldi; sempre per soldi qualcuno consente che in carcere entri qualche stupefacente; agenzie di pubblicità e di consulenza aiutano i loro clienti a creare fondi occulti, restituendo in nero parte del prezzo delle prestazioni. Irreprensibili imprenditori si rivolgono al crimine organizzato per far sparire i rifiuti tossici e pericolosi prodotti dalle loro aziende. Un giornalista decanta sul proprio giornale pregi e virtù del tale oggetto, dopo essere stato adeguatamente invogliato; si costruiscono e ricostruiscono alcune autostrade perché è stato lesinato il cemento; si truccano i concorsi per essere ammessi all’università; si rendono edificabili terreni che dovrebbero essere destinati a parco (ancora in cambio di soldi); si paga per farsi assegnare la costruzione della pista del nuovo aeroporto, per essere preferiti nella fornitura di materiale ferroviario, per ottenere un posto al cimitero.

Poi, c’è la mafia. C’è chi una volta al mese (là dove la mafia è più forte) passa tra i vari negozi e le imprese per raccogliere il “premio dell’assicurazione contro gli atti vandalici”, la tariffa della “protezione” garantita a chi non si oppone alla riscossione. C’è chi si infiltra nelle istituzioni, chi chiede e ottiene per la mafia la propria parte negli appalti. C’è chi traffica droga, e chi esseri umani. C’è anche (talvolta, ma c’è) chi fa degli accordi anche a bassi livelli: il poliziotto che tira a campare, e riceve favori (denaro, coca, ragazze compiacenti) in cambio di chiudere un occhio.

Trionfano il sotterfugio, la furbizia, la forza, la disonestà sotto l’apparenza delle leggi uguali per tutti, del rispetto per ogni diritto di base. Coloro si attengono alle leggi formali (che non è detto siano pochi) sono scavalcati ogni giorno da chi non le osserva”

Zelig

martedì 29 luglio 2008

Leonard Zelig: “Ho 12 anni. Vado alla sinagoga. Chiedo al rabbino qual è il significato della vita. Lui mi dice qual è il significato della vita. Ma me lo dice in ebraico. Io non lo capisco, l’ebraico. Lui chiede 600 dollari per darmi lezioni di ebraico.”

(Zelig)

Riff-Raff: 1991-2008

mercoledì 25 giugno 2008

Di anni ne sono passati tanti, ma la situazione è sempre la stessa, quando non è peggiorata.

Larry: Can anyone explain to me why someone’s got to make a profit every time you boil a kettle, every time your kid has a drink of water or every time a pensioner has a warm by a gas fire?

La depressione poi…

Susan: Do you ever get depressed?
Steve: No, depressions are for the middle classes, the rest of us have got an early start in the morning.

Riff-Raff (1991)

Amore e bambini

venerdì 28 marzo 2008

Virgil: Dopo 15 minuti avevo capito di amarla per l’eternità, e dopo mezz’ora avevo completamente rinunciato all’idea di rubarle la borsetta.

Louise: Presto avremo un bambino.
Virgil: Scherzi?
Louise: No, avrò proprio un bambino: me l’ha detto il dottore… sarà il mio regalo per Natale!
Virgil: Ma a me bastava una cravatta!

Woody Allen, Prendi i soldi e scappa (1969)

Disordine

martedì 12 febbraio 2008

“La vittoria sarà di coloro che avranno saputo provocare il disordine senza amarlo.”

Guy Debord

Guy Debord

Politica

lunedì 28 gennaio 2008

“Il desiderio di spingere il mondo in una determinata direzione, di cambiare le opinioni degli altri su quale sia il tipo di società per cui valga la pena di lottare: ancora una volta, non esiste un libro autenticamente immune da pregiudizi politici. La posizione secondo cui l’arte non dovrebbe aver niente a che fare con la politica è gia una posizione politica.”

George Orwell, “Perché scrivo” (1946)

George Orwell

Bisogna esse’ rivoltosi, ragazzi

giovedì 17 gennaio 2008

BOZZONE: Bisogna esse’ rivoltosi ragazzi. Ci vole la dittatura de’ popolo.
BUIO: Mmhh
BOZZONE: Ci vorrebbe proprio la dittatura de’ popolo a anarchia.
BUIO: Ma l’è sempre una dittatura.
BOZZONE: Eh, l’è sempre una dittatura ma intanto si va avanti duemila anni, poi si vedrà.

Avevo promesso che sarei tornato a parlare di “Berlinguer ti voglio bene” e il dialogo di cui sopra, tratto dal film, mi pare proprio adatto al momento storico e alla situazione culturale e sociale di questi giorni.

Ne approfitto per ricordarvi dell’uscita del libro dedicato proprio al film, ai personaggi e ai luoghi in cui venne girato. Tempo fa ho avuto modo di vedere anche il documentario dedicato al trentennale e adesso mi leggo un po’ di curiosità che ancora non sapevo, su carta e sul sito dedicato al film e realizzato da alcuni cultori.

Non sono riuscito a trovare il video della scena da cui ho ripreso il dialogo di cui sopra, e allora per chiudere un’altra scena memorabile!

Ricomincio da tre

domenica 13 gennaio 2008

Ricomincio da treSerata di pioggia, ottima per un film e ne ho approfittato per rivedermi un classico, il primo film del grande Massimo Troisi, “Ricomincio da tre”.

Troisi è regista e protagonista del film, uscito nel 1981, nei panni di Gaetano.

Gaetano vive a Napoli in una famiglia alquanto strana, col padre sempre in attesa del “miracolo” che gli faccia ricrescere una mano e un fratello sempre “rinchiuso” tra il gabinetto e la galera. Questa situazione spinge Gaetano a dichiarare all’amico Lello (Lello Arena) la sua intenzione di ricominciare appunto “da tre”, e per questo si trasferisce a Firenze a casa di una zia, dove vivrà alcune situazioni che lo vedranno protagonista di episodi molto divertenti, come quello in cui accompagna l’amico americano Frank a “vendere la religione porta a porta”, e soprattutto a vivere l’amore con Marta.

Nel film Massimo Troisi mette in mostra tutta la sua bravura con le parole e con i gesti, riuscendo a costruire un bellissimo film in cui poter raccontare le sue storie e le sue riflessioni su tanti aspetti della vita e della società. Ovviamente il tutto nella sua lingua, il napoletano, e senza che questo aspetto ci crei troppe difficoltà nel comprendere quello che sta cercando di esprimere, ma anzi facendoci affezionare fin da subito alla sua mimica e all’efficacia del suo linguaggio.

Memorabili la scena in cui Troisi spiega la sua idea su San Francesco, o quella in cui cerca di convincere Robertino a uscire e a non farsi rinchiudere in manicomio dalla “mammina”. Sono splendide e molto poetiche, poi, le situazioni che caratterizzano il rapporto sentimentale con Marta, pieno di insicurezze e di involontari gesti di comicità.

Massimo Troisi non c’è più da oltre tredici anni, ma restano i suoi film e le sue storie, come questa che lo vide guadagnare per la prima volta anche una grande notorietà, un primo passo verso l’esplosione di simpatia e affetto che hanno caratterizzato sempre il suo legame con il pubblico.

Che faceva San Francesco? Parlava semp’ agli ucciell. Stive continuamente ‘int’i recchie’i sti povera bestie caa… si chille vulevan’ sta nu poco tranquill’, no, s’avevan’a sentì a San Francesco dint’e recchie! Non lo so? Cioè! Secondo me, gli uccelli nun’u suppurtavan’ cchiù, a San Francesco, eh! Appen’ o’ verevan’… “San Francesco”! ciuciu ciu! Tutt’ quant’ ca fuivan’ a copp’agli alberi, eh… Secondo me, guarda, pe’ colpa i’ San Francesco, è nata ‘a migrazione degli uccielli! Pecchè chill’ nun’u suppurtavan ‘o!