Archive for the ‘link’ Category

Pesci di aprile

mercoledì 1 aprile 2009

No, non è il consueto post di rassegna dei pesci di aprile e mi dolgo di non aver nemmeno postato qualcosa di divertente in tema.

Ma ormai è tardi e quindi preferisco scrivere per chiedervi di riportare i pesci più geniali, magari tra  quelli meno “famosi”, reali o virtuali che siano.

Non siate timidi! 😉

Mentre pensate a cosa riportare, potete gustarvi questo!

Reality e vocazioni

martedì 1 luglio 2008

PreteCi hanno battuto. I francesi ci hanno battuto e non siamo noi, provincia vaticana, a poterci vantare del primo esperimento di reality show dedicato ai preti. Leggo infatti, nelle ultimissime dell’UAAR, che “L’idea è venuta alla diocesi francese di Besançon e dovrebbe servire a far fronte alla crisi delle vocazioni: un reality show per aspiranti sacerdoti. E’ nato così “Prêtres Academy”, scuola per preti.”

Chissà se ci saranno folle oceaniche e vocianti alla selezioni, come succede ormai per ogni tipo di spazzatura show!

Pulizie di primavera

martedì 13 maggio 2008

tastiera apple

Rieccomi, torno a scrivere e cambio argomento. Sarà un classico o forse no, ma anch’io stavolta mi faccio prendere dal tormentone delle tastiere zozze! L’ispirazione mi è venuta leggendo un post di Coding Horrors, suggeritomi da Fabio, instancabile spacciatore di link. Tra i tanti metodi classici per la pulizia della tastiera ho così scoperto anche quello della lavastoviglie. Pare affidabile e semplice, anche se assolutamente sconsigliato dai produttori! Si può scegliere addirittura se smontarla preventivamente oppure no. Nel secondo caso occorre naturalmente aspettare qualche giorno in più, in modo che si asciughi completamente.

L’ho già suggerito a un certo numero di amici dotati di tastiere ai limiti della (in)decenza. Forse con questo sistema riusciranno a mantenere almeno un minimo di igiene in un oggetto che ormai si presenta sempre più spesso come una vera e propria “protesi” dell’essere umano.

E per il mouse, invece, come si fa? non ci è dato saperlo!

(Sì, ho una tastiera apple come quella della foto, in ufficio, e ne sono diventato fortemente dipendente)

Ce l’avete piccolo?

martedì 18 marzo 2008

Ma cosa avete capito? Sto parlando del computer portatile e non di qualcos’altro. State attenti a non fare come il buon Steven Levy, che nei giorni scorsi ha perso il suo MacBook Air. Sarà finito nel cestino insieme ai giornali? Mi faccio due risate e ribadisco la mia profonda scetticità nei confronti dell’ultima creazione di Steve Jobs e compagnia, nonostante sia un fiero e soddisfatto di proprietario di iBook e MacBook, su cui naturalmente gira quasi esclusivamente Debian GNU/Linux.

Persepolis

giovedì 6 marzo 2008

Anche il film è bellissimo, come il fumetto, del resto. Ho sempre apprezzato tantissimo le storie di Marjane Satrapi pubblicate su Internazionale, e poi anche la raccolta completa di Persepolis. Andate a vederlo e portate con voi tanti amici, non ve ne pentirete. La resa del film è eccellente, un gioco di tratti in bianco e nero che riescono a trasmettere molto di più di tanti colori, che compaiono soltanto in alcune scene parigine. I volti dei personaggi sono poco più che abbozzati, ma così vivi e espressivi e le inquadrature spesso rievocano un espressionismo ricreato con luci e ombre. Un modo piacevolissimo, nel contempo triste e divertente, ma sempre profondo di scoprire la storia di una ragazza nel contesto della storia di un paese, l’Iran, ignorando tutte le sciocchezze che ci raccontano i media di regime ogni giorno.

L’oroscopo di Brezsny

venerdì 29 febbraio 2008

Non ho mai preso in considerazione gli oroscopi, se non per farmi due risate, ma l’unico che leggo e che mi fa pensare e divertire è lo splendido oroscopo di Rob Brezsny, tradotto e pubblicato da Internazionale, nella rivista cartacea e online.

Sentite un po’ cosa dice questa settimana il buon Rob a quelli come me, nati sotto il segno dell’Acquario:

Un secolo fa l’aspettativa di vita umana era 47 anni, il limite di velocità sulle strade era 15 chilometri orari e il salario medio era 22 centesimi all’ora. C’era una vasca da bagno in una casa su sei e il telefono in una su dieci. Le donne si lavavano i capelli una volta al mese e spesso usavano come shampoo il rosso d’uovo. La Coca-Cola conteneva cocaina. Prevedo che entro il 2028 la vita sulla terra cambierà quanto è cambiata negli ultimi cent’anni. Gli Acquari sono nella posizione astrologica migliore per approfittare di queste trasformazioni. Come sfruttare a pieno il tuo vantaggio naturale? Fa’ un piano decennale e uno ventennale, cercando di immaginare quello che farai nel 2018 e nel 2028. Le prossime settimane saranno il momento ideale per metterti all’opera.”

Dopo una premessa di questo tipo, non posso fare altro che rimboccarmi le maniche e partire verso nuove e emozionanti avventure!

In ogni modo non sperate che pubblichi sul blog i dettagli dei miei piani decennali e ventennali. Troppo facile, sennò!

Ciao, Angese!

martedì 12 febbraio 2008

Si è spento a 56 anni Sergio Angeletti, in arte Angese, splendido e indimenticabile vignettista. Ricorderò sempre con piacere i suoi disegni sul Cuore del tempo che fu, su Linus e sulla Smemoranda. Proprio dal sito della Smemoranda, ecco una raccolta di disegni dell’amico Sergio.

Angese - 1992
Angese - Mafia

Riporto dal suo blog le parole di Jacopo Fo.

“Sergio ha collezionato una quantita’ incredibile di porte sbattute in faccia. L’unico lavoro che gli era restato era uno spazio quotidiano sulla Nazione-Resto del Carlino, pagato una cifra vergognosamente bassa. Uno spazio concesso quasi con fastidio, in una situazione nella quale qualunque sua proposta veniva bruciata sul nascere. Sopravviveva in quello spazio perche’ non aveva altro e non voleva smettere di raccontare, comunque, a un grande pubblico. Un genio al quale e’ stato impedito di lavorare, di produrre le sue infinite idee.”

“Sergio se ne e’ andato con grande eleganza, magro da far paura, con in testa il basco con la stella rossa, la barba quasi bianca, estremamente bello anche se scheletrico.”

“In quest’Italia di merda ci sono cose che funzionano in modo straordinario. In questi 2 mesi e mezzo di agonia abbiamo avuto contatti con diversi ospedali e cliniche, pubbliche e private. E abbiamo trovato isole di efficienza e di malsanita’ a volte divise solo da una porta. Nell’ultimo mese siamo finalmente approdati a una struttura pubblica assolutamente incredibile in Italia. Si tratta dell’Hospice di Perugia, clinica per le cure palliative, diretta dal professor Manlio Lucentini, con il quale collabora come psicologo il dottor Paolo Pannacci. Si tratta di un luogo confortevole, colorato, con camere grandi per ogni singolo malato con un letto a disposizione di un parente. Sala da pranzo comune con libreria, divani, cucine a disposizione. Infermiere e dottori sono gentilissimi e presenti in modo premuroso e amorevole. E soprattutto queste persone riescono a compiere il miracolo di farti arrivare alla morte senza dolore aiutandoti anche psicologicamente. Il che in Italia e’ moltissimo, visto che siamo agli ultimi posti nella graduatoria mondiale dl consumo degli antidolorifici per i malati terminali. Queste persone hanno accompagnato Sergio, giorno per giorno sostenendolo in ogni modo. E in questo nella disgrazia e’ stato fortunato. Sergio ha avuto una morte dura, con una lunga estenuante agonia. Ma certamente ha avuto sopra tutto il grande dono della presenza di Ceres, la sua amatissima moglie che si e’ prodigata al di la’ del possibile, standogli vicino giorno e notte in un modo che poche persone riescono a fare. E credo che questo, insieme all’affetto degli amici che sono venuti a trovarlo da tutta Italia, sia stato per Sergio una giusta consolazione, un riconoscimento di quanto il suo amore, la sua amicizia e il suo lavoro siano stati per noi un regalo importante. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’esistenza dl’Hospice, di uno spazio umano dove Sergio ha potuto concludere con dignita’ la propria vita.”

“Il corpo del grande Sergio Angese, verra’ bruciato. Le ceneri saranno sepolte nel territorio libero dell’Universita’ di Alcatraz secondo le sue ultime volonta’. Sulla strada che va alla torre, la’ dove sono le pietre dipinte, seppelliremo l’urna con le sue ceneri sotto una grande pietra sulla quale sara’ dipinto Astarte, il suo cavallo.
Chi passera’ da quelle parti potra’ parlare ad Angese. Lui ha promesso che ascoltera’. Che tu possa cavalcare in eterno nelle praterie del cielo.”

Leningrad Cowboys

martedì 29 gennaio 2008

Leggo il post della cara Emma, che mi ringrazia per averle fatto scoprire i mitici Leningrad. Mi pare il caso di dedicare un post “corposo” proprio a loro, i grandissimi Leningrad Cowboys, con i loro concerti spettacolo, i capelli “a unicorno”, le scarpe a punta, i vestiti e gli strumenti più sgargianti possibili, i trattori sovietici… e poi il loro repertorio che va dalle canzoni tradizionali alle cover più impensabili!

Mi ricorderò sempre di quando ho visto per la prima volta “Leningrad Cowboys go America”, il film del maestro Aki Kaurismaki che li vede protagonisti.

Ancora più indimenticabile la visione di “Total Balalaika Show”, concertone del 1993 in cui i Leningrad suonano nella piazza principale di Helsinki, insieme al Coro dell’Armata Rossa. Uniformi, trattori, schitarrate e duetti da urlo! E il tutto con 70mila persone intorno! Quando l’ho visto al cinema poi, sono morto ancora di più dal ridere, quasi ballando sulla poltroncina per tutte le due ore dello spettacolo.

Avrete riconosciuto anche la canzone, divenuta poi anche colonna sonora di uno spot Vodafone del 2006, uno di quelli della serie “Life is now”.

Per rendervi un po’ invidiosi di me, vi dirò che ho anche una splendida maglietta dei Leningrad, comprata online dal loro shop. Non posso rendervi felici annunciandovi le prossime date italiane del gruppo, perché al momento non sono previste, anche se potrebbero esserci novità in futuro.

Ecco un altro pezzone, “Those were the days”, dal Nokia Balalaika Show, nel 1994. Spettacolo assicurato, guardate che concentrato di personaggi allucinanti cantano sul palco, dai militari in uniforme, al cantante dei Leningrad, con ballerine pettinate a tema!

Chiudiamo con un pezzo che ho scoperto di recente, “Leningrad”, canzone malinconica e “glaciale”, con assoli nella neve e splendide immagini di repertorio dedicate appunto alla città. Un inno che chiede a gran voce la restituzione del nome di “Leningrad” per l’odierna San Pietroburgo.

So long, so very long, so long since I’ve seen my hometown
I’m coming home. Now I’m coming home.
I’m coming home. To the place I call my own.
You’re in my soul. I can’t explain how much you mean to me.
Long years, long trying years, away from home. I
n a foreign country. So strange, so very strange, it feels so strange.
To be back here again., Can’t wait to see
what happened to my friends, my family.
Oh no, They’ve gone and named my home St. Petersburg.
What’s going on? Where are all the friend I had.
It’s all wrong, I’m feeling lost like I just don’t belong.
Give me back, give me back my Leningrad.
No one, I blame no one, it’s no ones fault. That the times have changed.
Go on, Oh life goes on, I’ll carry on.
And turn a new page. Can’t wait to see what’s my fate, what’s my destiny.
Oh no, They’ve gone and named my home St. Petersburg.
What’s going on? Where are all the friend I had.
It’s all wrong, I’m feeling lost like I just don’t belong.
Give me back, give me back my Leningrad.

La banda del gobbo

giovedì 3 gennaio 2008

La banda del gobboFinalmente sono riuscito a vedere anche “La banda del gobbo” e posso quindi portare avanti il progetto di recensioni dei poliziotteschi del filone romano, iniziato alcuni mesi fa con “Il trucido e lo sbirro”.

“La banda del gobbo” è un film del 1977, diretto da Umberto Lenzi, già regista di classici come “Milano odia: la polizia non può sparare”, “Roma a mano armata” e “Il trucido e lo sbirro”.

Tomas Milian diventa il vero mattatore della storia e del filone, arrivando a interpretare addirittura due personaggi, i gemelli Vincenzo e Sergio Marazzi, meglio conosciuti come “Il gobbo” e “Er Monnezza”. Il primo era già comparso, ma come personaggio di secondo piano e con la gobba a sinistra, invece che a destra, in “Roma a mano armata”, mentre il secondo era nato un anno prima in “Il trucido e lo sbirro”.
Monnezza si guadagna da vivere a Roma facendo un po’ di lavoretti, mentre il Gobbo è un malavitoso che torna nella capitale dopo un periodo di latitanza in Corsica e trova subito un gruppetto di “amici” pronto a aiutarlo a fare un colpo, ma anche pronto a tradirlo. Il gobbo però si salva e inizia la sua vendetta, con l’aiuto di un altra manica di loschi personaggi e anche con quello del fratello Monnezza.

In questo film viene sicuramente meno il realismo che caratterizzava altri episodi del filone, la storia a volte non regge e gli “errori” della polizia sembrano fin troppo grossolani, come quando arrestano una serie di gobbi che non c’entrano niente col protagonista, quando fanno scappare il Monnezza semplicemente lasciandolo andare al gabinetto, o quando il gobbo scappa con una macchina della polizia e alla radio finge di essere il commissario facendo sparire i posti di blocco che potrebbero ostacolargli la fuga. Anche il personaggio di spicco della “madama”, il commissario Sarti, ne risente, qui interpretato da un poco incisivo Pino Colizzi.

Il personaggio più profondo è invece il Gobbo, che nel corso della storia si mostra particolarmente aggressivo con tutto e tutti, e dedicando solo un po’ di attenzioni alla sua amica ex-prostituta Maria. L’obiettivo è quello di sottolineare la vita di un personaggio ai margini, deriso e umiliato e quindi in qualche modo “costretto” a passare dalla parte del torto. Anche il rapporto con il fratello Monnezza è caratterizzato da questo dualismo, in cui si alternano momenti di conflitto e spunti di affetto ricambiato. L’apice di questa connotazione del personaggio del Gobbo viene raggiunto nel monologo all’interno del locale “chic”, in cui Vincenzo racconta la sua storia e la sua situazione, attaccando i ricchi presenti. Impossibile, guardando questa scena, non ripensare in qualche modo al monologo che alcuni anni dopo vedrà protagonista Al Pacino in Scarface.

Sono indimenticabili le brutte facce che si vedono nel film, in particolare l’Albanese (Sal Borgese), Er Sogliola (Guido Leontini) e Carmine Ciacci (Nello Pazzafini), così come un paio di apparizioni “prestigiose” come quelle di Jimmy il Fenomeno all’interno del manicomio e di Solvy Stubing, funzionaria dell’ambasciata albanese e in passato seducente testimonial della birra (ricordate “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”?).

In questo film buona parte dei dialoghi dei protagonisti sono opera di Tomas Milian stesso e pare che per questo eccessivo turpiloquio ci sia stato uno scontro continuo con il regista che non lo gradiva troppo.

Bella e ben studiata la musica di Franco Micalizzi, che accompagna tutto il film.

Non è un capolavoro, ma sicuramente un punto di riferimento del genere e la consacrazione della classe di Tomas Milian.

Brindiamo

mercoledì 2 gennaio 2008

Sono sopravvissuto ai piacevolissimi nonché impegnativi festeggiamenti e alla bevuta illimitata, garantita a tutti dall’evento organizzato da un amico.

Ordunque, brindiamo sulle note del compianto Piero Ciampi e di una delle sue canzoni, una di quelle che mi sono sempre rimaste impresse, “Il vino”.

Il video in questione è ancora più “istruttivo”, perché con dei simpatici foglietti ci racconta qualcosa in più sul grande Piero.

“Questa vita è corta, è scritto sulla pelle”, cantava, e così è stato.

Il vino

Com’è bello il vino
rosso rosso rosso,
bianco è il mattino,
sono dentro a un fosso.
E in mezzo all’acqua sporca
godo queste stelle,
questa vita è corta,
è scritto sulla pelle.

Ma com’è bello il vino
bianco bianco bianco,
rosso è il mattino,
sento male a un fianco.
Vita vita vita,
sera dopo sera,
fuggi tra le dita,
spera, mira, spera.