Posts Tagged ‘canzoni’

Nella strada

venerdì 27 marzo 2009

Un’ottima colonna sonora per il momento!

Grandissimi Stiliti!

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Io vorrei essere là

venerdì 1 febbraio 2008

Luigi Tenco

Io vorrei essere là
dove i soldati muoiono
senza sapere dove
senza saper perchè

Vorrei essere là
per dire a quei soldati
“Chi mai coltiverà
domani il vostro campo?”

Vorrei essere là
però, io non ci posso essere
perchè anche nel mio campo, qui,
c’è ancor tanto da fare

Io vorrei essere là
dove i bambini imparano
che il mondo in cui viviamo
è tanto tanto grande

Vorrei essere là
per dire a quei bambini
che pure tanta gente
non ha un posto per vivere

Vorrei essere là
però, io non ci posso essere
perchè non ho trovato ancora
il mio posto nel mondo

Io vorrei essere là
Io vorrei essere là…

(Luigi Tenco“Io vorrei essere là”, 1966)

Leningrad Cowboys

martedì 29 gennaio 2008

Leggo il post della cara Emma, che mi ringrazia per averle fatto scoprire i mitici Leningrad. Mi pare il caso di dedicare un post “corposo” proprio a loro, i grandissimi Leningrad Cowboys, con i loro concerti spettacolo, i capelli “a unicorno”, le scarpe a punta, i vestiti e gli strumenti più sgargianti possibili, i trattori sovietici… e poi il loro repertorio che va dalle canzoni tradizionali alle cover più impensabili!

Mi ricorderò sempre di quando ho visto per la prima volta “Leningrad Cowboys go America”, il film del maestro Aki Kaurismaki che li vede protagonisti.

Ancora più indimenticabile la visione di “Total Balalaika Show”, concertone del 1993 in cui i Leningrad suonano nella piazza principale di Helsinki, insieme al Coro dell’Armata Rossa. Uniformi, trattori, schitarrate e duetti da urlo! E il tutto con 70mila persone intorno! Quando l’ho visto al cinema poi, sono morto ancora di più dal ridere, quasi ballando sulla poltroncina per tutte le due ore dello spettacolo.

Avrete riconosciuto anche la canzone, divenuta poi anche colonna sonora di uno spot Vodafone del 2006, uno di quelli della serie “Life is now”.

Per rendervi un po’ invidiosi di me, vi dirò che ho anche una splendida maglietta dei Leningrad, comprata online dal loro shop. Non posso rendervi felici annunciandovi le prossime date italiane del gruppo, perché al momento non sono previste, anche se potrebbero esserci novità in futuro.

Ecco un altro pezzone, “Those were the days”, dal Nokia Balalaika Show, nel 1994. Spettacolo assicurato, guardate che concentrato di personaggi allucinanti cantano sul palco, dai militari in uniforme, al cantante dei Leningrad, con ballerine pettinate a tema!

Chiudiamo con un pezzo che ho scoperto di recente, “Leningrad”, canzone malinconica e “glaciale”, con assoli nella neve e splendide immagini di repertorio dedicate appunto alla città. Un inno che chiede a gran voce la restituzione del nome di “Leningrad” per l’odierna San Pietroburgo.

So long, so very long, so long since I’ve seen my hometown
I’m coming home. Now I’m coming home.
I’m coming home. To the place I call my own.
You’re in my soul. I can’t explain how much you mean to me.
Long years, long trying years, away from home. I
n a foreign country. So strange, so very strange, it feels so strange.
To be back here again., Can’t wait to see
what happened to my friends, my family.
Oh no, They’ve gone and named my home St. Petersburg.
What’s going on? Where are all the friend I had.
It’s all wrong, I’m feeling lost like I just don’t belong.
Give me back, give me back my Leningrad.
No one, I blame no one, it’s no ones fault. That the times have changed.
Go on, Oh life goes on, I’ll carry on.
And turn a new page. Can’t wait to see what’s my fate, what’s my destiny.
Oh no, They’ve gone and named my home St. Petersburg.
What’s going on? Where are all the friend I had.
It’s all wrong, I’m feeling lost like I just don’t belong.
Give me back, give me back my Leningrad.

Un blasfemo

venerdì 28 settembre 2007

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l’anima a forza di botte.
Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male.

Fabrizio De André (da “Un blasfemo”)