Posts Tagged ‘film’

Persepolis

giovedì 6 marzo 2008

Anche il film è bellissimo, come il fumetto, del resto. Ho sempre apprezzato tantissimo le storie di Marjane Satrapi pubblicate su Internazionale, e poi anche la raccolta completa di Persepolis. Andate a vederlo e portate con voi tanti amici, non ve ne pentirete. La resa del film è eccellente, un gioco di tratti in bianco e nero che riescono a trasmettere molto di più di tanti colori, che compaiono soltanto in alcune scene parigine. I volti dei personaggi sono poco più che abbozzati, ma così vivi e espressivi e le inquadrature spesso rievocano un espressionismo ricreato con luci e ombre. Un modo piacevolissimo, nel contempo triste e divertente, ma sempre profondo di scoprire la storia di una ragazza nel contesto della storia di un paese, l’Iran, ignorando tutte le sciocchezze che ci raccontano i media di regime ogni giorno.

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Sogni e delitti

mercoledì 6 febbraio 2008

Sogni e delitti - Woody AllenStasera ho visto l’ultimo film di Woody Allen e devo ammettere che mi ha sorpreso non poco.
Non mi aspettavo di trovare un film molto “di maniera”, oserei dire vecchio stile, in cui la storia e i personaggi sono semplici ma ben caratterizzati, e soprattutto in cui Woody Allen si “allontana” della storia e non ci delizia con gli sprazzi di comicità a cui spesso ci ha abituati.
“Sogni e delitti” non è un thriller e non ci sono neanche misteri da scoprire o grossi colpi di scena. Tutto si sviluppa a partire dalla “famiglia” e dalla trasfigurazione di alcune sue componenti, che piano piano si trasformano o si annientano nel fluire degli eventi e della tragedia. Parlo di tragedia proprio perché la tragedia greca compare in un dialogo del film, e perché soprattutto ci sono tanti ingredienti che me la fanno venire in mente: penso alla famiglia, al padre, alla madre, allo zio, e soprattutto ai fratelli, veri protagonisti di questa rappresentazione.

Ewan McGregor e Colin Farrell, due “attoroni”, sono due personaggi molto ben definiti, ma con pochi tratti, basati esclusivamente su quello che fanno o non fanno nella loro vita, in perenne ondeggiamento, un po’ come la barca che acquistano all’inizio della storia. Si muovono in una Londra molto presente, ma fotografata in modo ambiguo e forse emblematico: ponti, officine, pub, ristoranti eleganti, bische e corse dei cani. E poi c’è il mare.
Colpisce, perché inquietante e fatale, il personaggio interpretato da Hayley Atwell, attrice di teatro enigmatica e ambiziosa, vera musa ispiratrice per uno dei protagonisti, Ian.
Senza dilungarmi ulteriormente sulla storia e onde evitare troppi spoiler, non posso fare a meno di sottolineare come l’esito della tragedia sia da un certo punto in poi un po’ prevedibile, in pieno stile greco forse, in virtù del ripristino di una specie di ordine divino a cui l’uomo non può e non deve opporsi. In questo senso il personaggio di Terry rappresenta perfettamente la trasfigurazione dell’individuo e, una volta superata la soglia del non ritorno, l’ineluttabile corsa verso l’abisso, ma anche verso il ripristino di questo equilibrio.
Woody Allen dimostra di saper girare anche un film come questo e chiude la sua trilogia dedicata a Londra, iniziata con Match Point e poi proseguita con il divertente Scoop.

Adesso pare stia girando a Barcellona una commedia intitolata “Vicky Cristina Barcelona”, che vedrà anche il ritorno della sua attrice prediletta degli ultimi anni, Scarlett Johansson.

Bisogna esse’ rivoltosi, ragazzi

giovedì 17 gennaio 2008

BOZZONE: Bisogna esse’ rivoltosi ragazzi. Ci vole la dittatura de’ popolo.
BUIO: Mmhh
BOZZONE: Ci vorrebbe proprio la dittatura de’ popolo a anarchia.
BUIO: Ma l’è sempre una dittatura.
BOZZONE: Eh, l’è sempre una dittatura ma intanto si va avanti duemila anni, poi si vedrà.

Avevo promesso che sarei tornato a parlare di “Berlinguer ti voglio bene” e il dialogo di cui sopra, tratto dal film, mi pare proprio adatto al momento storico e alla situazione culturale e sociale di questi giorni.

Ne approfitto per ricordarvi dell’uscita del libro dedicato proprio al film, ai personaggi e ai luoghi in cui venne girato. Tempo fa ho avuto modo di vedere anche il documentario dedicato al trentennale e adesso mi leggo un po’ di curiosità che ancora non sapevo, su carta e sul sito dedicato al film e realizzato da alcuni cultori.

Non sono riuscito a trovare il video della scena da cui ho ripreso il dialogo di cui sopra, e allora per chiudere un’altra scena memorabile!

La banda del gobbo

giovedì 3 gennaio 2008

La banda del gobboFinalmente sono riuscito a vedere anche “La banda del gobbo” e posso quindi portare avanti il progetto di recensioni dei poliziotteschi del filone romano, iniziato alcuni mesi fa con “Il trucido e lo sbirro”.

“La banda del gobbo” è un film del 1977, diretto da Umberto Lenzi, già regista di classici come “Milano odia: la polizia non può sparare”, “Roma a mano armata” e “Il trucido e lo sbirro”.

Tomas Milian diventa il vero mattatore della storia e del filone, arrivando a interpretare addirittura due personaggi, i gemelli Vincenzo e Sergio Marazzi, meglio conosciuti come “Il gobbo” e “Er Monnezza”. Il primo era già comparso, ma come personaggio di secondo piano e con la gobba a sinistra, invece che a destra, in “Roma a mano armata”, mentre il secondo era nato un anno prima in “Il trucido e lo sbirro”.
Monnezza si guadagna da vivere a Roma facendo un po’ di lavoretti, mentre il Gobbo è un malavitoso che torna nella capitale dopo un periodo di latitanza in Corsica e trova subito un gruppetto di “amici” pronto a aiutarlo a fare un colpo, ma anche pronto a tradirlo. Il gobbo però si salva e inizia la sua vendetta, con l’aiuto di un altra manica di loschi personaggi e anche con quello del fratello Monnezza.

In questo film viene sicuramente meno il realismo che caratterizzava altri episodi del filone, la storia a volte non regge e gli “errori” della polizia sembrano fin troppo grossolani, come quando arrestano una serie di gobbi che non c’entrano niente col protagonista, quando fanno scappare il Monnezza semplicemente lasciandolo andare al gabinetto, o quando il gobbo scappa con una macchina della polizia e alla radio finge di essere il commissario facendo sparire i posti di blocco che potrebbero ostacolargli la fuga. Anche il personaggio di spicco della “madama”, il commissario Sarti, ne risente, qui interpretato da un poco incisivo Pino Colizzi.

Il personaggio più profondo è invece il Gobbo, che nel corso della storia si mostra particolarmente aggressivo con tutto e tutti, e dedicando solo un po’ di attenzioni alla sua amica ex-prostituta Maria. L’obiettivo è quello di sottolineare la vita di un personaggio ai margini, deriso e umiliato e quindi in qualche modo “costretto” a passare dalla parte del torto. Anche il rapporto con il fratello Monnezza è caratterizzato da questo dualismo, in cui si alternano momenti di conflitto e spunti di affetto ricambiato. L’apice di questa connotazione del personaggio del Gobbo viene raggiunto nel monologo all’interno del locale “chic”, in cui Vincenzo racconta la sua storia e la sua situazione, attaccando i ricchi presenti. Impossibile, guardando questa scena, non ripensare in qualche modo al monologo che alcuni anni dopo vedrà protagonista Al Pacino in Scarface.

Sono indimenticabili le brutte facce che si vedono nel film, in particolare l’Albanese (Sal Borgese), Er Sogliola (Guido Leontini) e Carmine Ciacci (Nello Pazzafini), così come un paio di apparizioni “prestigiose” come quelle di Jimmy il Fenomeno all’interno del manicomio e di Solvy Stubing, funzionaria dell’ambasciata albanese e in passato seducente testimonial della birra (ricordate “Chiamami Peroni, sarò la tua birra”?).

In questo film buona parte dei dialoghi dei protagonisti sono opera di Tomas Milian stesso e pare che per questo eccessivo turpiloquio ci sia stato uno scontro continuo con il regista che non lo gradiva troppo.

Bella e ben studiata la musica di Franco Micalizzi, che accompagna tutto il film.

Non è un capolavoro, ma sicuramente un punto di riferimento del genere e la consacrazione della classe di Tomas Milian.

25 dicembre: Charlie Chaplin

martedì 25 dicembre 2007

Esattamente 30 anni fa, il 25 dicembre 1977, moriva l’indimenticabile Charlie Chaplin.

Per ricordarlo e per ricordare la storia, rivediamolo nel discorso rivolto all’umanità, che conclude “Il grande dittatore”, geniale satira su Hitler e il Nazismo.

Mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare né conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi, la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotti a passo d’oca fra le cose più abbiette, abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’avidità ci ha resi duri e cattivi, pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza, senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente. A coloro che mi odono, io dico, non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e qualsiasi mezzo usino la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!

Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto – “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo” – non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi, voi il popolo avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità, voi il popolo avete la forza di fare che la vita sia bella e libera, di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi in nome della democrazia usiamo questa forza, uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore, che dia a tutti gli uomini lavoro, ai giovani un futuro, ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavi il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse, combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere, eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia siate tutti uniti!

Natale in crociera

domenica 23 dicembre 2007

Natale in crocieraCosa vorreste per andare a vederlo?

Io pretenderei, come minimo, il prezzo del biglietto, la compagnia di qualche ottimo amico con cui ci sia la giusta “intesa” e tutto il necessario per raggiungere lo stato perfetto di ubriachezza per dare spettacolo in platea.

Come dite? Libertà totale di espressione e rutto libero? Ma naturalmente, l’atmosfera che si addice al livello del film!

Comunque non sono troppo sicuro che basterebbe tutto questo a “corrompermi”.

Naturalmente il tutto in un cinema di un’altra città dove non tornerò mai più a farmi vedere!

In questo mondo libero…

lunedì 15 ottobre 2007

Gran film e grande bastonata al cuore da parte di Ken Loach, che questa volta getta uno sguardo sullo sfruttamento del lavoro e sulla continua esasperazione di tutte le attività senza scrupoli che ci girano intorno.

Angie è debole, ma anche spietata, dolce, ma anche desiderosa di avere tutto e subito. Rappresenta perfettamente il ruolo della sfruttata che decide di provare a passare dall’altra parte della barricata, non rendendosi conto di infierire su se stessa e su altri deboli, nello stesso tempo.

“In questo mondo libero…” è tuttaltro che superficiale e ha il grande pregio di usare in modo efficace i diversi personaggi: Angie, sfruttatrice su tutti i fronti, anche quello sessuale; Rose, che alterna momenti di bontà e di dubbio e momenti di lucidità spietata. Vediamo poi lo scontro generazionale tra genitori e figlia sul “realizzarsi”, sul raggiungere davvero un obiettivo nella vita, con l’insistenza della figlia nel cercare di dimostrare, soprattutto a se stessa, che davvero sta facendo qualcosa di “importante”.

E’ un film “forte” e ben girato, anche per gli ambienti in cui si svolge e le situazioni intense che raffigura. Colpisce l’interpretazione di Kierston Wareing per intensità e efficacia, in un ruolo tuttaltro che banale, a metà tra la ragazza che ha voglia di divertirsi e la madre che cerca di dare una svolta alla propria esistenza, già particolarmente segnata dalle sofferenze e dagli errori.

Un Loach di qualità, anche se qualcuno continua a storcere il naso in occasione dell’uscita di ogni suo film. Questa consuetudine è ormai così radicata che quasi non ci si fa più neanche caso…

Il Nulla

sabato 22 settembre 2007

Atreiu: “Perchè Fantasia muore ?”
Gmork: “Perchè la gente ha rinunciato a sperare e dimentica i propri sogni, così il Nulla dilaga”
Atreiu: “Che cos’è questo Nulla ?”
Gmork: “E’ il vuoto che ci circonda, è la disperazione che distrugge il mondo e io ho fatto in modo di aiutarlo.”
Atreiu: “Ma perchè ?”
Gmork: “Perchè è più facile dominare chi non crede in niente e questo è il modo più sicuro di conquistare il potere.”

La storia infinita